Ritratto di Dario Gaffurini, Partner DVArea e Director DVMEP
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Progettare gli impianti per valorizzare lo spazio costruito

DVArea · 25 Settembre 2026

Proseguiamo il nostro percorso di approfondimento all’interno dei dipartimenti specialistici di DVArea. Dopo aver parlato di strutture, BIM, progettazione acustica, benessere e sostenibilità, presentiamo l’area che si occupa della progettazione di impianti elettrici e meccanici in chiave BIM. Con Dario Gaffurini, Partner DVArea e Director DVMEP, scopriamo il suo percorso, quali sono le competenze del suo dipartimento e come le scelte impiantistiche ed energetiche orientino le decisioni architettoniche e strutturali di un progetto.

Ci racconti il tuo percorso professionale, in particolare l’esperienza maturata prima di entrare in DVArea? 

Dopo alcune collaborazioni iniziali, nel 2007 ho fondato la prima società di progettazione impiantistica. Nel 2009, con l’ingresso di Roberto Belloni, la struttura si è ulteriormente sviluppata diventando Servizi Tecnici B&G. Questa esperienza mi ha consentito di ampliare progressivamente le mie competenze, affiancando alla progettazione tecnica anche gli aspetti economici, il coordinamento e la gestione delle commesse. Ho lavorato nei settori industriale, commerciale, turistico, sociale e infrastrutturale, seguendo gli interventi dalla progettazione fino alla direzione lavori e al confronto diretto con il cantiere. L’evoluzione delle tecnologie e, in particolare, l’introduzione della progettazione BIM mi hanno fatto comprendere quanto fosse diventato importante lavorare in modo sempre più integrato. Da questa consapevolezza è nata, nel 2021, la scelta di entrare in DVArea e di contribuire alla nascita di DVMEP. 

 

DVMEP è stato il primo dipartimento specialistico ad essere integrato in DVArea, la prima disciplina che ha affiancato la progettazione architettonica. Come è nata questa scelta e cosa ha significato essere parte di questo primo passo verso la progettazione integrata transdisciplinare?

Questa scelta è nata un po’ per ambizione personale e un po’ per la necessità di rispondere all’evoluzione del mercato. Negli ultimi anni la progettazione è diventata sempre più complessa: nuove tecnologie, prestazioni energetiche, certificazioni, sostenibilità e comfort richiedono uno scambio continuo di informazioni fin dalle prime fasi del progetto.
Le competenze specialistiche continuano a essere fondamentali, ma oggi non possono più lavorare in modo isolato. Architetti, strutturisti e impiantisti devono conoscere e comprendere le reciproche esigenze, mettendo ciascuno la propria esperienza al servizio di un obiettivo comune. Se una disciplina interviene soltanto quando le principali decisioni sono già state prese, può solo adattarsi, spesso con risultati meno efficaci. Fin dai primi confronti con DVArea è emersa una forte unità di vedute e di intenti.

Ho riconosciuto una visione nella quale gli impianti non vengono inseriti in un progetto già definito, ma partecipano fin dall’inizio alle scelte che ne determinano qualità, prestazioni e fattibilità. Questo allineamento mi ha fatto capire che DVArea fosse la realtà giusta e che la nascita di DVMEP rappresentasse il percorso corretto da intraprendere. 

Dario Gaffurini mentre prende un caffè con alcuni membri del suo team

Di cosa si occupa nello specifico DVMEP e quali sono le competenze che il dipartimento mette al servizio dei progetti?

DVMEP si occupa di sviluppare tutta la parte impiantistica ed energetica dell’edificio, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze del committente e di chi utilizzerà gli spazi. Seguiamo gli impianti meccanici, elettrici e speciali, le strategie energetiche, l’automazione e la supervisione, e il supporto durante la fase realizzativa. Negli ultimi anni la componente impiantistica ha assunto un ruolo sempre più determinante nella buona riuscita di un intervento. Un edificio deve essere vivo, capace di dialogare con chi lo utilizza e di adattarsi alle diverse esigenze nel corso del tempo. Climatizzazione, qualità dell’aria, illuminazione, acustica, sicurezza e semplicità di utilizzo contribuiscono in modo diretto al comfort e alla percezione degli ambienti.

Il nostro lavoro, quindi, non consiste soltanto nel progettare correttamente gli impianti, ma anche nel coordinarli con le altre discipline, valutarne costi e consumi, verificarne la fattibilità e seguirne la realizzazione. L’obiettivo finale è fare in modo che quanto viene costruito risponda realmente alle esigenze iniziali e mantenga nel tempo le prestazioni previste.

 

In che modo le scelte impiantistiche ed energetiche arrivano a orientare, fin dalle fasi iniziali, le decisioni architettoniche e strutturali di un progetto?

Come dicevo prima, l’aspetto energetico assume oggi un ruolo fondamentale nello sviluppo di un edificio, sia in termini di contenimento dei consumi sia per il raggiungimento delle prestazioni e delle certificazioni richieste. Per questo è importante partecipare fin dalle prime fasi alla definizione delle principali scelte architettoniche come stratigrafie, orientamento, configurazione delle facciate, schermature e apporto della luce naturale, perché incidono direttamente sui fabbisogni energetici e, di conseguenza, sulle caratteristiche e sul dimensionamento degli impianti. Allo stesso tempo, gli impianti, per essere efficienti e funzionare correttamente, hanno bisogno di spazi adeguati e ben organizzati. Mi riferisco, per esempio, ai locali tecnici, ai cavedi, ai controsoffitti e ai passaggi attraverso le strutture. Poiché non si tratta di superfici commerciali, questi spazi vengono spesso snobbati tendendo quindi a ridurli al minimo. Se però non vengono dimensionati e coordinati correttamente fin dall’inizio, si rischia di compromettere la qualità complessiva del progetto, rendendo gli impianti più difficili da realizzare, manutenere e modificare nel tempo. Senza spazi tecnici adeguati non è possibile valorizzare pienamente il costruito. È proprio per questo che la progettazione integrata è fondamentale fin dalle prime fasi. Questa è anche la forza di una realtà come la nostra: lavoriamo in una società nel quale architetti, strutturisti e impiantisti hanno compreso l’importanza delle reciproche esigenze creando nel tempo un rapporto di fiducia che permette a ciascuna disciplina di contribuire e, quando necessario, di orientare lo sviluppo del progetto.  

 

In questo momento il dipartimento sta vivendo un cambiamento importante, con un passaggio di ruolo alla guida della direzione. Ci racconti cosa sta cambiando e come si sta strutturando questa fase di transizione? 

È un passaggio importante perché vedrà per la prima volta dalla nascita di DVMEP, un cambiamento radicale nella configurazione della direzione. Con l’uscita di Roberto Belloni che ha assunto il ruolo di direttore in Up Energy Lab, la società del gruppo che si occupa di riqualificazione energetica, la mia figura assumerà un ruolo sempre più centrale nella gestione della società e sarò affiancato da un nuovo Direttore Tecnico insieme avremo il compito di dare continuità al lavoro svolto e, allo stesso tempo, di accompagnare la divisione in una nuova fase di crescita. La nostra attività riguarderà l’intero sviluppo della commessa: dalla valutazione economica dell’intervento alla definizione dell’incarico, dalla pianificazione delle risorse alla gestione della progettazione, fino al controllo del progetto e alla verifica del costruito attraverso la direzione lavori. Questo significa occuparsi della qualità tecnica, ma anche dei tempi, delle criticità, delle risorse e del budget nell’intento di rendere DVMEP una struttura ancora più solida e organizzata, capace di affrontare progetti sempre più importanti e di svilupparsi sia sul mercato italiano sia su quello internazionale. 

 Cosa significa, per chi resta e per chi arriva, garantire continuità nella visione e nel metodo di lavoro del dipartimento durante un passaggio come questo?

Significa conservare ciò che ha reso riconoscibile DVMEP, la qualità tecnica, la responsabilità nei confronti del progetto, la collaborazione tra le persone e l’attenzione al risultato finale. Per chi resta, questo passaggio rappresenta l’occasione per assumere maggiori responsabilità e mettere a disposizione del gruppo le conoscenze maturate. Per chi arriva, significa inserirsi comprendendo prima di tutto la cultura e il metodo di lavoro della società, per poi contribuire con la propria esperienza. Saranno importanti ruoli chiari e confronti costanti all’interno del gruppo con l’obiettivo di costruire una struttura più organizzata e organica all’interno del gruppo DVArea.

 

Spesso quando si parla di impianti si pensa a un aspetto puramente tecnico e funzionale di un edificio, quasi invisibile a chi lo vive. In realtà il vostro lavoro tocca da vicino la qualità della vita delle persone: quanto le scelte impiantistiche incidono sul benessere reale di chi abita o frequenta uno spazio? 

Forse ad un occhio distratto gli impianti possono sembrare quasi invisibili, ma in realtà il loro effetto viene percepito ogni giorno. Una climatizzazione corretta, una buona qualità dell’aria, un’illuminazione adeguata, il controllo del rumore e sistemi semplici da utilizzare incidono concretamente sul completamento di un edificio.
L’illuminazione è forse l’esempio più immediato, non serve soltanto a garantire i livelli necessari, ma può cambiare completamente l’aspetto e la percezione di un ambiente, valorizzando sia l’architettura sia il modo in cui quello spazio viene utilizzato. Lo stesso vale per la climatizzazione e la ventilazione, il benessere non dipende solo dal raggiungimento di una temperatura ma anche dalla qualità dell’aria e dalla possibilità per l’utente di gestire il sistema. Oggi, inoltre, gli impianti possono diventare parte integrante del design e contribuire alla valorizzazione dell’edificio. Un buon edificio deve essere in grado di adattarsi alle esigenze delle persone.


Sostenibilità e risparmio energetico sono temi sempre più centrali. Come si traducono, nella pratica progettuale quotidiana di DVMEP, questi principi?
 

Nella progettazione quotidiana sostenibilità e risparmio energetico non si traducono semplicemente nell’aggiunta di pannelli fotovoltaici o nella scelta di apparecchi più efficienti. Significano innanzitutto instaurare un confronto diretto con la parte architettonica e strutturale, assumendo fin dall’inizio decisioni capaci di ridurre il fabbisogno energetico dell’edificio attraverso scelte mirate su involucro, orientamento, schermature e utilizzo della luce naturale. Significano poi dimensionare gli impianti sui fabbisogni reali, evitando inutili sovradimensionamenti, e scegliere sistemi efficienti ma soprattutto coerenti con l’effettivo profilo di utilizzo dell’edificio.

Vuol dire prevedere regolazioni per zone, sensori, contabilizzazioni e sistemi di supervisione mantenendo sempre semplicità di utilizzo e facilità di gestione. La sostenibilità riguarda anche la durabilità, la manutenzione, la possibilità di sostituire i componenti e la loro reperibilità nel tempo.

Dario Gaffurini mentre prende un caffè con il suo team

Il progetto di Inspire Uptown a Cascina Merlata rappresenta un esempio significativo del contributo di DVMEP alla progettazione integrata di DVArea. Ci racconti come è stato declinato il vostro apporto in questo caso specifico? 

Inspire Uptown, che per noi è il lotto R8, è un intervento residenziale di oltre 400 appartamenti, situato a Milano nel quartiere Cascina Merlata, nell’area interessata dallo sviluppo successivo a Expo 2015. Il progetto, caratterizzato da una superficie lorda di quasi 29.000 metri quadrati, si compone di cinque edifici, tra cui due torri di 20 e 24 piani e tre edifici in linea di 13 e 11 piani. 

Al centro del complesso è prevista un’ampia area verde, arricchita da una zona wellness. Sono inoltre presenti due piani interrati, non visibili dall’esterno, nei quali trovano spazio i box e le cantine a servizio delle residenze, oltre ai principali locali tecnici necessari al funzionamento degli impianti dell’intero lotto. A completamento dell’offerta residenziale sono previste anche diverse amenities a disposizione degli abitanti. 

Dal punto di vista impiantistico, l’aspetto più significativo è stato poter seguire l’intervento fin dalla sua nascita. Questo ci ha permesso di definire già nelle fasi iniziali il numero, la posizione e soprattutto le dimensioni dei locali tecnici, l’organizzazione e la distribuzione dei cavedi e gli spazi necessari in copertura. In quest’ultimo caso è stato particolarmente importante trovare il corretto equilibrio tra le esigenze normative e funzionali dei macchinari e la superficie necessaria per l’installazione dell’impianto fotovoltaico.
DVMEP ha seguito integralmente lo sviluppo degli impianti elettrici, speciali e meccanici, accompagnando il progetto attraverso tutte le sue fasi, fino alla direzione lavori attualmente in corso. Un ulteriore aspetto concreto è stato il lavoro svolto insieme al cliente per raggiungere le certificazioni concordate e, attraverso attività mirate di value engineering, ottimizzare i costi e rendere l’intervento concretamente realizzabile senza ridurne la qualità. 

Il progetto ha naturalmente coinvolto tutte le discipline di DVArea e rappresenta un esempio concreto di quanto sia importante la progettazione integrata. La sfida principale è stata riuscire a garantire agli edifici tutti i livelli di comfort e le prestazioni richieste dal cliente, nonostante la complessità della distribuzione impiantistica. Questo risultato è stato possibile grazie al coordinamento costante con tutte le altre discipline, in particolare con architettura e strutture contribuendo in modo concreto e importante alla qualità complessiva del costruito.

 

Cosa ha reso questo progetto un banco di prova importante per l’approccio del dipartimento e cosa vi ha insegnato per i progetti successivi? 

Il progetto è stato particolarmente sfidante innanzitutto per le dimensioni e la complessità dell’intervento, ma anche per gli obiettivi posti dal cliente in termini di certificazioni, qualità del costruito, rispetto dei tempi e controllo del budget. 

Lavorare realmente in modo integrato fin dalle prime fasi ha messo alla prova la capacità del gruppo di affrontare le difficoltà e di conciliare le esigenze delle diverse discipline, mantenendo sempre come riferimento l’obiettivo comune. È stato necessario trovare continuamente un equilibrio tra qualità architettonica, esigenze strutturali, prestazioni impiantistiche, fattibilità costruttiva e sostenibilità economica. Uno degli insegnamenti più importanti è stato comprendere quanto sia determinante definire fin dall’inizio gli spazi tecnici e i principali percorsi impiantistici. Anticipare le verifiche e risolvere le interferenze durante la progettazione, invece di rimandarle alla fase di realizzazione in cantiere, consente di ridurre modifiche, costi e perdite di tempo. 

Da questa esperienza abbiamo rafforzato alcuni aspetti del nostro metodo di lavoro: verifiche anticipate, riunioni interdisciplinari più frequenti, checklist di controllo e una maggiore attenzione, anche da parte di architetti e strutturisti, alle necessità impiantistiche. Questi insegnamenti sono diventati parte del nostro metodo e vengono oggi applicati anche nei nuovi progetti, soprattutto negli interventi sviluppati secondo una logica di design to cost.  

 

Guardando avanti, quali sono le sfide e gli sviluppi che vedi per DVMEP nei prossimi anni, anche alla luce dei cambiamenti in atto? 

La sfida principale è far crescere DVMEP fino a renderla un punto di riferimento per la progettazione integrata, consolidando le competenze in ambito energetico per rispondere alle esigenze del costruire contemporaneo nei progetti più importanti sul mercato italiano e sviluppando con maggiore continuità anche quello internazionale. 

 

Dettaglio di una macchina da scrivere Olivetti d’epoca, fotografata su sfondo bianco.

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