Il BIM su misura per la tua organizzazione
DVArea · 10 Giugno 2026
Marco Gorlani è Partner and Chief Digital Officer DVArea e Director di Bimfactory, il dipartimento specializzato nell’implementazione di soluzioni di Gestione Informativa Digitale tra cui assessment digitale, piano di implementazione digitale, BIM management e digitalizzazione del patrimonio. Con lui abbiamo approfondito il tema del BIM analizzando l’approccio all’implementazione e le modalità con cui affiancamo le aziende nei percorsi di adozione e trasformazione digitale. Abbiamo inoltre esplorato le sfide future legate all’integrazione tra BIM e intelligenza artificiale, così come le principali resistenze culturali, organizzative e operative che le aziende incontrano nell’introduzione di questi strumenti e processi innovativi.
Marco, raccontaci un po’ il tuo percorso e come sei arrivato in DVArea.
Sono laureato in Ingegneria Edile e il mio percorso professionale è iniziato in uno studio di progettazione impiantistica elettrica, dove ho lavorato per circa due anni. È stata un’esperienza importante perché mi ha dato un approccio molto tecnico e multidisciplinare al progetto, permettendomi di confrontarmi fin da subito con il coordinamento tra diverse discipline.
Successivamente sentivo però l’esigenza di rientrare più direttamente nel mondo dell’edilizia e della progettazione integrata. In quel periodo ho conosciuto DVArea, una realtà che già allora aveva una forte attenzione all’innovazione e alla metodologia BIM, aspetti che mi hanno colpito molto.
Sono entrato inizialmente come progettista architettonico, per poi specializzarmi progressivamente nel BIM. Ho ricoperto il ruolo di BIM Specialist, successivamente quello di BIM Coordinator e, ormai da circa sei anni, quello di BIM Manager. È stato un percorso molto naturale, cresciuto insieme all’evoluzione dello studio e alla crescente centralità dei processi digitali all’interno delle commesse.
Quando hai scelto DVArea cosa ti aspettavi? Avevi già in mente una direzione o si è tracciata nel corso del tempo?
Quando sono entrato in DVArea vedevo già una realtà con una visione diversa rispetto a molte altre del settore. C’era la volontà concreta di investire nell’innovazione e di integrare il BIM nei processi progettuali in modo strutturato, non solo come strumento di modellazione.
All’inizio il mio obiettivo era soprattutto crescere come progettista all’interno di un contesto dinamico e multidisciplinare. Poi, lavorando quotidianamente sui processi BIM, ho capito che quella sarebbe diventata la mia direzione principale.
La crescita è avvenuta in modo progressivo: dalla modellazione al coordinamento, fino alla gestione strategica dei processi BIM e digitali. In questo senso DVArea mi ha dato la possibilità di costruire un percorso professionale molto concreto, accompagnando l’evoluzione del settore negli ultimi anni.

Guardando indietro, quanto ha inciso DVArea nella tua evoluzione professionale? Ti ha dato qualcosa che non avresti trovato altrove, e se sì cosa?
Ha inciso moltissimo nel mio percorso professionale. In DVArea ho avuto la possibilità non solo di lavorare sul progetto, ma soprattutto di comprendere e approfondire il processo che sta dietro alla progettazione, alla gestione delle informazioni e al coordinamento tra discipline.
È un aspetto che considero fondamentale, perché il BIM non riguarda solo la modellazione, ma il modo in cui le persone, i dati e le attività si integrano all’interno di una commessa.
In questi anni ho avuto la possibilità di spaziare in ambiti trasversali, confrontandomi con progettazione, coordinamento, direzione lavori, standardizzazione dei processi e innovazione digitale. Ma soprattutto ho avuto il tempo e la fiducia necessari per crescere professionalmente, anche attraverso errori, sperimentazioni e confronto continuo.
La crescita personale è andata di pari passo con quella della società e del gruppo di lavoro. Credo che il contributo delle persone con cui ho lavorato ogni giorno sia stato determinante: confrontarsi all’interno di un team multidisciplinare e orientato all’innovazione ti porta inevitabilmente a evolverti molto più rapidamente.
Da quest’anno sei Partner and Chief Digital Officer DVArea e Director, Bimfactory. Due ruoli con un’unica visione. Qual è il filo conduttore?
Il filo conduttore è la trasformazione digitale applicata in modo concreto alla progettazione e alla gestione delle commesse.
Come Chief Digital Officer il mio obiettivo è contribuire all’evoluzione digitale dell’intero ecosistema DVArea: processi, standard, automazioni, gestione dei dati e qualità delle informazioni. Come Direttore di Bimfactory, invece, porto questa visione anche all’esterno, attraverso attività di consulenza, coordinamento BIM e supporto strategico a clienti pubblici e privati.
In entrambi i casi il focus rimane lo stesso: rendere i processi più chiari, più controllabili e più efficienti, senza perdere la qualità progettuale.

Bimfactory è il dipartimento digital consulting di DVArea. Ci racconti meglio di cosa vi occupate, a chi vi rivolgete e quale sarà il tuo contributo nella definizione della strategia?
Bimfactory oggi è una struttura composta da professionisti che lavorano quotidianamente su temi legati al BIM management, alla digitalizzazione dei processi e al coordinamento informativo delle commesse.
Ci occupiamo di consulenza BIM per enti pubblici e clienti privati, supportando la definizione di capitolati informativi, standard, workflow e strategie di implementazione. Parallelamente seguiamo attività operative di BIM coordination e BIM management di commesse complesse, servizi CAD e Scan to BIM, oltre alla gestione BIM interna dei progetti DVArea, dalla progettazione fino alla direzione lavori. Accompagniamo inoltre le aziende nei percorsi di transizione digitale, supportandole in ogni fase del cambiamento affinché l’innovazione venga introdotta con tempi, modalità e strumenti adeguati alla realtà organizzativa. Il nostro obiettivo è trasformare la digitalizzazione in un’opportunità concreta di crescita, favorendone l’adozione da parte delle persone e integrandola efficacemente nei processi aziendali.
Uno degli aspetti distintivi è proprio il fatto che lavoriamo ogni giorno sia sul lato consulenziale sia su quello produttivo. Questo ci permette di proporre soluzioni molto concrete e realmente applicabili.
Il mio contributo strategico sarà soprattutto quello di consolidare Bimfactory come piattaforma di innovazione integrata: non solo supporto BIM tradizionale, ma sviluppo di processi digitali evoluti, automazione, gestione dei dati e integrazione crescente con strumenti di intelligenza artificiale.
Avere cinque BIM manager in una stessa realtà non è la norma nel settore. Cosa vuol dire, in termini pratici, per un cliente affidarsi a un team con questa composizione?
Vuol dire avere accesso a competenze molto verticali ma allo stesso tempo coordinate tra loro.
Spesso nel settore il BIM manager è una figura isolata che deve gestire contemporaneamente aspetti strategici, operativi e tecnici. Avere invece un team strutturato permette di affrontare le commesse con maggiore solidità, continuità e capacità di controllo.
Per il cliente significa poter contare su processi più affidabili, maggiore qualità nella gestione delle informazioni, coordinamento interdisciplinare più efficace e capacità di affrontare progetti complessi senza dipendere da una singola figura.
Inoltre, lavorando in team, riusciamo a mantenere un aggiornamento continuo su normative, tecnologie e metodologie operative, trasferendo questa evoluzione direttamente nei progetti.

Nonostante i vantaggi riconosciuti, molte aziende faticano ancora ad adottare il BIM. Quali sono i freni reali che incontrate, culturali, organizzativi, economici, e come li affrontate?
I freni sono spesso più organizzativi e culturali che tecnologici.
Molte aziende associano ancora il BIM esclusivamente al modello 3D o a un costo aggiuntivo, senza considerare il valore che può generare in termini di controllo, riduzione degli errori, coordinamento e gestione delle informazioni.
C’è poi un tema importante legato ai processi: implementare davvero il BIM significa cambiare modalità operative consolidate da anni, e questo richiede tempo, formazione e una visione chiara.
Noi affrontiamo questo tema in modo molto pragmatico. Cerchiamo sempre di costruire percorsi sostenibili e proporzionati alla struttura del cliente, evitando approcci teorici o eccessivamente complessi. La fase di assesment è fondamentale per conoscere a fondo l’azienda e costruire un percorso digitale personalizzato. L’obiettivo non è “fare BIM” come etichetta, ma introdurre strumenti e processi che producano benefici concreti e misurabili.
Il settore sta evolvendo rapidamente, IA, automazione, nuovi flussi di lavoro digitali. Dove sta andando Bimfactory e cosa state già costruendo oggi?
Il settore sta attraversando una trasformazione molto veloce e credo che nei prossimi anni il valore non sarà più legato soltanto alla capacità di produrre modelli digitali, ma soprattutto alla gestione intelligente dei dati e dei processi.
In Bimfactory stiamo già lavorando concretamente su questi temi. Stiamo sviluppando plug-in e strumenti proprietari sfruttandole potenzialità che l’intelligenza artificiale mette a disposizione, con l’obiettivo di automatizzare attività ripetitive, migliorare il controllo qualitativo dei modelli e rendere i flussi di lavoro sempre più efficienti.
Credo che il ruolo di Bimfactory evolverà proprio in questa direzione: non solo nella capacità di gestire e coordinare il BIM tradizionale, ma anche nell’integrare i nuovi strumenti digitali che stanno emergendo, compresi quelli legati all’AI.
L’intelligenza artificiale non sostituirà la competenza tecnica e progettuale, ma diventerà un acceleratore molto importante. Permetterà di dedicare meno tempo alle attività operative a basso valore aggiunto e più tempo alle decisioni progettuali, al coordinamento e alla qualità complessiva del progetto.
L’obiettivo è quindi costruire un ecosistema digitale sempre più evoluto, dove progettazione, dati, automazione e AI lavorano insieme in modo integrato a supporto del progetto e delle persone che lo sviluppano.
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