Umanizzare gli spazi di cura: la progettazione ospedaliera orientata al benessere delle persone
DVArea · 19 Agosto 2026
La progettazione degli spazi di cura rappresenta una sfida che coinvolge molteplici discipline insieme all’architettura. Sempre più evidenze scientifiche dimostrano che lo spazio fisico, nelle sue variabili psico-socio-ambientali, può diventare un alleato prezioso nel processo di guarigione. Una sfida che chiede un ascolto attento ai bisogni, diversi e complessi, di chi vive l’esperienza della malattia: pazienti, familiari e operatori sanitari.
Umanizzazione degli spazi di cura
Gli ambienti in cui avviene la cura non sono sfondi neutri: influenzano i tempi di recupero, il livello di stress dei pazienti, la qualità del lavoro degli operatori sanitari e molti altri fattori. Una crescente letteratura interdisciplinare sta ridefinendo cosa significa progettare uno spazio davvero terapeutico.
Nasce, dunque, il concetto di umanizzazione degli spazi di cura, dalla necessità di una visione più olistica della patologia, del benessere e del paziente come utente principale. Infatti, già nel 1948 l’OMS ha definito la salute come uno stato di totale “benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.
Negli ultimi anni, intorno a questa concezione si è generato un ampio dibattito che non interessa più unicamente il campo della medicina, ma ha coinvolto numerosi altri ambiti, includendo la psicologia e, più specificatamente, la psicologia ambientale, la sociologia, l’architettura e il design.
L’umanizzazione degli spazi di cura è un fenomeno che concepisce e vuole rendere i luoghi di assistenza, ospedalieri e di cura orientati quanto più possibile alla persona, considerata nella sua interezza fisica, sociale e psicologica.
È all’interno di questa cornice concettuale che si dovrebbe muovere l’agire del progettista il quale, nel definire il quadro esigenziale dovrà confrontarsi con le normative tecniche, con le richeste della committenza ma anche e soprattutto con i bisogni di coloro che abitano quotidianamente o occasionalmente gli spazi della cura: pazienti, familiari o caregiver, personale medico e personale infermieristico, personale sociosanitario e non sociosanitario. A tal propostito, la World Health Organization (WHO) definisce l’approccio patient-centered come un approccio organizzato intorno ai bisogni della salute e alle prospettive delle persone piuttosto che attorno alle malattie, adottando la prospettiva dell’utente e agendo in base alle sue esigenze e preferenze in modo umano olistico. Inoltre, emergono altri nuovi approcci come il family-centered approach e lo human–centered approach. Questi indicano, rispettivamente, che la visione della famiglia come supporto per il benessere psicofisico e il ristabilimento della salute del paziente e come partner del personale sanitario nel prestare le cure e nell’assumere decisioni circa il piano terapeutico; e, successivamente, la visione delle persone, compresi i lavoratori e le lavoratrici, che diventano il focus della progettazione ospedaliera attraverso un approccio che mette l’utente al centro del processo, considerando i suoi bisogni, comportamenti e desideri per creare ambienti funzionali, confortevoli e inclusivi.
Qui si colloca l’iniziativa promossa da DVArea nei confronti della progettazione di spazi di cura per il futuro con l’intento di aprire e sollecitare una riflessione critica tra i professionisti dello spazio costruito e per sensibilizzare personale sanitario e utenti sull’impatto che i luoghi che abitiamo hanno sulla nostra salute e sul nostro benessere.

Race for the cure: un questionario per comprendere i bisogni della comunità
DVArea, consapevole dell’impatto e della relazione stretta tra qualità del costruito e benessere ha scelto di sostenere la Race for the Cure di Brescia 2025, la celebre manifestazione tenutasi sabato 27 settembre 2025 che unisce sport, solidarietà e sensibilizzazione ai tumori del seno organizzato da Komen Italia, un’organizzazione di volontariato in prima linea nella lotta ai tumori del seno, su tutto il territorio nazionale.
L’impegno di DVArea verso il benessere della comunità si è concretizzato, in questa occasione, promuovendo un’indagine sull’interno territorio Nazionale, strutturata da ODUElab, il dipartimento che si occupa di benessere e sostenibilità ambientale e sociale, volta a comprendere il punto di vista di chi quotidianamente con ruoli e motivazioni differenti ha abitato lo spazio ospedaliero per dare a questi voce e creare una progettazione empatica. L’obiettivo finale era quello di fornire spunti concreti per la progettazione di spazi di cura più umani, accoglienti e orientati al benessere delle persone. In quest’ottica è stato sviluppato il questionario “Come immagini gli spazi ospedalieri del futuro?”, uno strumento per chi vive l’ospedale.
Il questionario è stato strutturato secondo l’Human Centered Design (HCD), un approccio progettuale che mette al centro le esigenze, i desideri e i comportamenti degli utenti finali, migliorando l’efficacia, l’efficienza, il benessere umano, la soddisfazione degli utenti, l’accessibilità e la sostenibilità.
Le domande sono state somministrate a partire dall’evento di Race for the Cure, attraverso il coinvolgimento delle persone partecipanti alla manifestazione e tramite l’uso di strumenti di comunicazione digitali, passaparola e post sui social network sia di DVArea, sia di associazioni e partner che hanno sposato il questionario e il progetto.
In questa prima fase di indagine, hanno partecipato alla compilazione del questionario 242 persone provenienti da tutta Italia, toccando ben 13 regioni italiane, con una forte presenza in Lombardia. Per comprendere come le percezioni degli spazi di cura possano cambiare in base all’esperienza diretta di chi li vive, nel questionario è stato chiesto ai partecipanti di indicare il ruolo con cui avrebbero risposto. Pazienti, accompagnatori, visitatori e professionisti sanitari, infatti, attraversano gli stessi luoghi in modi diversi e, proprio per questo, sviluppano esigenze, aspettative e percezioni differenti. Il campione è composto prevalentemente da pazienti (44%) e accompagnatori/trici o visitatori/trici (37%), seguiti da medici/he (9%), infermieri/e (7%), operatori/trici socio-sanitari/e (2%) e personale non sanitario (2%).
Come anticipato sopra, l’indagine è stata progettata con l’obiettivo di individuare i bisogni e le criticità percepite da chi vive gli spazi di cura, così da costruire uno screening utile a orientare future strategie e azioni progettuali per l’umanizzazione degli ambienti sanitari. Alla prima fase, i cui risultati sono qui descritti, ne seguirà una seconda, in forma più estesa, che servirà a confermare e/o a specificare meglio i risultati ottenuti. Il questionario è stato costruito per esplorare tre dimensioni complementari:
- la percezione dei principali spazi di cura – quali l’ingresso, la sala d’attesa, la camera di degenza, la stanza per la chemioterapia, fino agli ambulatori e agli spazi dedicati alla socialità – chiedendo ai partecipanti di valutarne gli attributi;
- l’esperienza vissuta all’interno di questi ambienti, approfondendo quattro aspetti centrali per la qualità dello spazio: la privacy, le relazioni e il supporto sociale, la possibilità di distrazione positiva e le opportunità di personalizzazione;
- le opinioni circa gli interventi ritenuti più urgenti e di maggiore impatto e a proporre idee per immaginare spazi di cura sempre più umani e rispondenti ai bisogni di chi li vive.

I risultati e le interpretazioni
Le valutazioni dei partecipanti mostrano che gli spazi percepiti più positivamente sono l’ingresso, gli ambulatori, le camere di degenza e le stanze per la chemioterapia. Più critiche, invece, risultano le sale d’attesa e gli spazi dedicati alla socialità e alle relazioni.
Tra gli aspetti che incidono maggiormente sull’esperienza di cura, emerge una buona capacità degli ambienti di favorire relazioni di supporto tra le persone. Al contrario, vengono evidenziate importanti criticità legate alla privacy, alle possibilità di distrazione nei momenti di maggiore difficoltà e, soprattutto, alla scarsa possibilità di personalizzare e controllare il proprio spazio.
Per quanto riguarda le priorità di intervento, i partecipanti indicano come più urgenti l’introduzione di aree verdi, la realizzazione di spazi comuni più confortevoli, una maggiore connessione tra ambienti interni ed esterni, l’utilizzo di materiali e luce naturale, una segnaletica più chiara e spazi più flessibili e personalizzabili.

Sintesi e conclusioni
Dall’analisi dei dati emergono alcuni bisogni ricorrenti che rappresentano indicazioni concrete e preziose per la progettazione ospedaliera. Interpretare queste esigenze attraverso gli strumenti della psicologia ambientale permette all’architetto/a di tradurre le esperienze e le percezioni delle persone in scelte progettuali capaci di migliorare il benessere e la qualità complessiva dell’esperienza di cura. Nello specifico i temi più rilevanti e ricorrenti sono stati:
- Spazi sociali e relazioni: Questi spazi sono importanti non solo per i pazienti, ma anche per gli accompagnatori e per il personale (sanitario e non), contribuendo a favorire il supporto reciproco e migliorare il benessere psicofisico.
- Presenza di natura: l’inserimento di elementi naturali e viste verso l’esterno crea impatti non indifferenti in termini di diminuzione di dolore fisico, tempo di degenza, errori, e di aumento di benessere percepito, emozioni positive, performance.
- Privacy e intimità: proteggere l’autonomia e la riservatezza degli utenti risulta fondamentale in esperienze di complessità fisica ed emotiva per aumentare il senso di comfort e benessere dell’esperienza di cura.
- Luce naturale e artificiale: un’adeguata regolazione dell’illuminazione supporta il sistema circadiano, il benessere psicologico, la sicurezza percepita e le emozioni positive.
- Orientamento e wayfinding: sostenere gli utenti degli spazi di cura permette una maggiore percezione di sicurezza e di soddisfazione, una riduzione del carico cognitivo e della frustrazione percepita.
Come detto, questa indagine rappresenta un primo passo verso la costruzione di una conoscenza condivisa attorno alla percezione e ai bisogni relativi agli spazi di cura. Negli sviluppi futuri della ricerca, la volontà è quella di proporre il questionario a un campione più ampio, con l’obiettivo di raccogliere una fotografia sempre più rappresentativa delle esperienze, delle criticità e dei bisogni di pazienti, caregiver e professionisti sanitari. L’obiettivo è duplice: descrivere il presente capire come questi ambienti vengono percepiti oggi e fornire a progettisti, strutture sanitarie e decisori uno strumento concreto per orientare gli interventi futuri. Dare voce e ascoltare chi vive quotidianamente questi luoghi significa infatti trasformare l’esperienza in una risorsa progettuale, così da orientare in maniera diretta ed efficace le future progettazioni, affinché siano architetture capaci di sostenere l’essere umano in un momento di maggiore vulnerabilità.
Ottavia Damian
Environmental Psychologist | Human Wellbeing Dept. ODUElab
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