DDL rigenerazione urbana: a che punto siamo?
DVArea · 22 Giugno 2026
Il Disegno di Legge per la rigenerazione urbana ha vissuto, e sta ancora vivendo, momenti difficili. Già nel 2019, l’allora Governo Draghi ha introdotto la questione, con una prima bozza focalizzata sulla riduzione del consumo di suolo, sul riuso di aree dismesse e sulla semplificazione degli interventi. È di fatto, il primo tentativo di pervenire ad un testo unico in materia di rigenerazione ambientale.
Nel 2024 si è raggiunto il primo traguardo, con un primo testo unificato varato dal Senato, capace di raccogliere tutti gli apporti raccolti sul percorso, soprattutto con riguardo alla proposta dell’ottobre 2022, appena dopo l’insediamento del Governo Meloni, con primo firmatario l’onorevole Mirabelli del PD.
Cosa prevede il testo unificato di agosto 2025
Nell’estate del 2025 si arriva a una svolta, con una nuova proposta in Senato secondo uno schema più corposo, con premi volumetrici fino al 30% per interventi di demolizione e ricostruzione, delocalizzazioni per edifici a rischio idrogeologico ed un fondo da 3,4 miliardi di euro per il decennio 2026-2037, esenzioni fiscali e, in generale, maggior attenzione al consumo di suolo zero ed al contrasto al cambiamento climatico. Rispetto alla versione 2024, il nuovo testo prevede meno deroghe generalizzate, e più attenzione alla qualità specifica degli interventi, puntando ad una soluzione strutturale che sia efficace e sostenibile, sotto il profilo della rigenerazione ambientale.
Questa nuova versione non intende solo intervenire sulle regole in campo edilizio ed urbanistico, bensì ha l’ambizione di integrare nuove politiche urbane del sistema Paese, ponendo al centro dell’azione amministrativa il tessuto consolidato inteso come luogo da rigenerare e rendere resiliente, non solo con interventi sul fabbricato quanto anche con politiche di integrazione sociale, funzionale e tutela ambientale e paesaggistica.
Il fulcro della riforma è di carattere finanziario, con l’istituzione del fondo già accennato da 3,4 miliardi di euro, 100 milioni per il 2026, poi 300 milioni ogni anno fino al 2037, con l’obiettivo di finanziare studi preliminari, progettazioni, opere pubbliche, interventi circa il verde urbano e la riduzione dell’impatto climatico, demolizioni e riqualificazioni ma anche i trasferimenti delle famiglie per il tempo dei lavori.
Per accedere al fondo nazionale sarà necessario rispettare almeno due tra le seguenti condizioni:
- Edifici in classe energetica A e utilizzo di fonti di energia rinnovabile
- Adeguamento sismico e miglioramento strutturale
- Incremento di verde urbano, permeabilità e forestazione
- Inserimento di quote di edilizia residenziale pubblica e sociale (ERP/ERS)
- Uso “sociale” di spazi comuni (co-working, servizi sociali, didattici, culturali)
- Risoluzione di opere incompiute
- Abbattimento di barriere architettoniche e progettazione universale (design for all)
Si prevedono poi forme semplificate per le procedure amministrative che, come noto, tendono a soffocare anche la speranza più radicata: conferenze di servizi con rilascio pareri entro i 60 giorni e l’istituto del silenzio-assenso, dichiarazione di pubblica utilità per piani di rigenerazione urbana e deroghe mirate per i parcheggi (ad esempio la riduzione fino al 90% in aree servite da trasporto pubblico locale).
Per i professionisti del settore è implicito rimarcare come si prevedano nuove opportunità di progettazione, da integrare con competenze pluridisciplinari, ma anche con una platea più ampia di partecipanti al processo (comitati di quartiere, patti territoriali, etc.) Dal canto nostro accogliamo positivamente queste proposte, vedendo nell’intervento normativo uno strumento che legittima il percorso che, come società, abbiamo tracciato da tempo e che trova il suo compimento in un approccio transdisciplinare alla progettazione.
I prossimi passi del DDL sono previsti dopo l’estate, ma si annunciano comunque controversi, dato il carattere sociale e territoriale della misura, che interessa necessità diverse di enti territoriali ben distinti (comuni, province, regioni), oltre a stakeholders variegati (studi di progettazione, imprese costruttrici, comitati di cittadini), pur nel solco di un obiettivo comune e non più derogabile.
Enzo Zogno
Engineer | Associate DVArea | Head of Urban planning & Building permits Dept.
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