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Progettazione di genere, l’architettura che include

DVArea · 11 Agosto 2025

La qualità dello spazio urbano incide direttamente sulla crescita e sul benessere di una città. Il modo in cui progettiamo piazze, strade, parchi e quartieri può renderli più o meno accessibili, sicuri e piacevoli per tutti: bambini, anziani, famiglie, adulti e persone con disabilità.

Lo spazio urbano può favorire o ostacolare le relazioni sociali, le possibilità di esplorare il territorio, la libertà di movimento. Ecco perché è fondamentale progettare pensando a tutte le persone che vivranno questi spazi, non solo ad un “utente tipo” – spesso maschio, adulto, in salute, pienamente autonomo.

Negli ultimi decenni si è diffusa la consapevolezza che lo spazio urbano non è neutro. Al contrario, riflette e rafforza modelli sociali, culturali ed economici. Per secoli, le città europee sono state progettate dagli uomini per gli uomini, rispondendo ai bisogni di un gruppo ristretto di persone.

Come ricorda Leslie Kern, autrice del libro Feminist City, “la città è stata creata per sostenere e facilitare i tradizionali ruoli di genere maschili e con l’esperienza maschile come norma, con poca attenzione a come la città ponga ostacoli alle donne – la parola donne può essere sostituita da persone non normodotate, non bianche, non autosufficienti ed economicamente indipendenti e a seguire – e ignori la loro esperienza quotidiana della vita cittadina”. Questo tipo di pianificazione ha generato una serie di comportamenti inconsci anche in chi non corrisponde all’utente tipo, limitando la libertà di muoversi, lavorare, divertirsi o semplicemente stare nello spazio pubblico.

Lo strumento che consente di comprendere al meglio le cause delle disparità insite nelle società e di identificare le strategie più adatte a combatterle è il gender mainstreaming, o approccio trasversale alla parità di genere. Si tratta di un processo che parte dall’osservazione della vita quotidiana dei cittadini, per rendere visibili i diversi bisogni e costruire politiche urbane più eque.

Il gender mainstreaming si concretizza con la progettazione partecipata volta a definire soluzioni condivise che sono implementate al progetto urbano o architettonico e quindi tradotte in interventi concreti. Infine, il monitoraggio e la valutazione nel tempo consentono di adattare o modificare gli interventi alle situazioni che si presentano di volta in volta. Ci si avvale quindi di metodi scientifici che coniugano l’analisi urbana, sociale, culturale ed economica, nonché a pratiche partecipative e workshop all’interno dello stesso spazio urbano, coscienti del fatto che la progettazione è inclusiva quando i cittadini vengono ascoltati e inclusi, soprattutto quelli che non rappresentano l’utente tipo.

Ogni persona attraversa lo spazio urbano in modo diverso: ognuno costruisce, anche inconsciamente, una mappa mentale della città, fatta di luoghi sicuri o da evitare, percorsi più o meno illuminati, punti di interesse o elementi rassicuranti (panchine, negozi, arte, verde…). La progettazione partecipata diventa il mezzo attraverso il quale il progettista può conoscere e ridisegnare queste mappe, che sono indispensabili per comprendere quali siano le caratteristiche che rendono più attraenti delle aree urbane rispetto ad altre, o le condizioni che creano sensazioni di paura e malessere mentre si attraversano determinate zone della città. Conoscere queste percezioni permette al progettista di intervenire in modo mirato, migliorando la vivibilità degli spazi urbani. Una progettazione partecipata non è solo più democratica, ma anche più efficace: produce risultati concreti, condivisi e duraturi.

© Conchi Berenguer Urrutia – Plaça d’en Baró: riqualificazione partecipata della piazza a cura di Equal Saree, insieme a bambini e comunità locale


Esperienze e modelli internazionali

Consapevoli di queste dinamiche, sempre più realtà si pongono l’obiettivo di creare spazi e condizioni in grado di rispondere a tutte e tutti.
I punti di riferimento per la promozione di politiche orientate all’equità sono Barcellona, sotto la guida dell’ex sindaca Ada Colau, e Vienna, che già dal 1992 ha istituito uffici dedicati al gender mainstreaming.
Questo approccio applicato alla gestione delle politiche urbane ha permesso di realizzare spazi capaci di rispondere rapidamente al cambiamento sociale, ambientale ed economico in atto.

Un esempio virtuoso è il progetto sviluppato dallo studio Equal Saree a Barcellona, che ha l’obiettivo di costruire equità attraverso la riqualificazione di uno spazio inutilizzato. Il progetto è stato sviluppato mediante il metodo partecipativo, che ha coinvolto non solo i bambini – utenti principali dello spazio – ma anche la cittadinanza che ogni giorno percorre lo spazio della piazza. Attraverso un metodo partecipativo in tre fasi – partecipazione aperta nella piazza, progettazione con i bambini, e realizzazione – è stata creata una piazza viva, accessibile e aperta al quartiere, con spazi diversi per caratteristiche e uso in grado di rispondere alle differenti necessità degli utenti. Lo spazio è stato pensato per ospitare diverse attività e rispondere alle esigenze di utenti diversi. Il risultato è stato un luogo inclusivo, ma anche un’occasione di rafforzamento del senso di comunità e rispetto reciproco.

Altro esempio a Barcellona sono i Superblocks, che hanno determinato una riorganizzazione della città dove le persone sono state poste al centro dando loro la possibilità di avere piazze di prossimità e nuovi luoghi ricchi di vegetazione, dove invece prima correvano le auto. Un altro esempio è il nuovo piano trasversale che si sta attuando in ogni distretto della città di Barcellona al fine di trasformare le strade e gli spazi pubblici in un luogo di gioco e attività, con l’obiettivo di rendere le aree totalmente accessibili e sicure per i bambini, offrendo diverse funzioni per stimolare tanto la capacità fisica quanto quelle cognitiva ed emozionale. La città diventa un luogo dove giocare, apprendere, esplorare, condividere, incontrare e imparare a vivere, ma anche che il gioco permette ai quartieri di riempirsi di vita quotidiana.

A Vienna il gender mainstreaming è stato applicato sulla riqualificazione della rete di parchi della città: la riprogettazione è stata preceduta da uno studio per comprendere come uomini e donne usassero gli spazi del parco, quindi sono stati eseguiti interventi puntuali che hanno reso lo spazio accessibile, aumentando la percezione di sicurezza e diversificando le aree e consentendo un uso più flessibile del parco. La divisione degli spazi garantisce la possibilità di utilizzo da parte di più gruppi, gli arredi urbani sono pensati per accogliere e rispondere alle diverse esigenze (tavoli da picnic, piattaforme rialzate, amache, panchine, aree di rinfresco); la presenza di servizi igienici pubblici liberamente accessibili, ben illuminati, puliti e senza barriere architettoniche permettono a tutte le persone di vivere lo spazio pubblico.

 

Mamífera: spazio collettivo per l’allattamento
© Conchi Berenguer Urrutia – Mamífera: spazio collettivo per l’allattamento

 

La progettazione partecipata non impone un modello, ma parte dall’ascolto. Il suo obiettivo non è solo l’equità di genere, ma un’equità trasversale che abbraccia tutte le diversità: fisiche, culturali, sociali, mettendo da parte una visione del mondo definita esclusivamente dalla cultura unilaterale dominante.

Progettare per tutti significa creare città più giuste, vivibili e resilienti. Città che non si limitano a funzionare, ma che aiutano le persone a vivere meglio.

Per DVArea, società di progettazione integrata e società benefit, questi non sono temi accessori, ma parte integrante del modo in cui si immagina e si costruisce il futuro. L’equità, l’inclusione e l’ascolto attivo delle comunità sono principi che guidano ogni fase del processo progettuale e che trovano una chiara corrispondenza negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Crediamo che solo attraverso un approccio consapevole e responsabile, capace di tradurre la complessità sociale in soluzioni spaziali concrete, si possano creare ambienti davvero sostenibili, capaci di accogliere e valorizzare ogni diversità.

Angela Vezzaro
Architect DVA

 

Glossario

Progettazione partecipata o co-progettazione
: approccio alla progettazione che prevede il diretto e attivo coinvolgimento di stakeholders (collaboratori, partners, clienti, cittadini, utenti finali…) nel processo, con l’obiettivo di soddisfare i loro bisogni e le loro necessità. Non si tratta di uno stile progettuale, ma di un processo che si focalizza sul metodo e sulle procedure.

Gender Mainstreaming
: pratica che mira a rendere la parità di genere parte integrante di questa tendenza dominante (mainstream) a livello sociale affinchè donne e uomini possano godere degli stessi benefici. Ciò significa prendere in esame ogni fase dello sviluppo delle politiche – progettazione, attuazione, monitoraggio e valutazione – nell’intento di promuovere la parità tra donne e uomini.

Modulor
: sistema di proporzioni ideato da Le Corbusier per un’architettura a misura d’uomo. Il sistema è basato sulle misure umane, la doppia unità, la sequenza di Fibonacci e la sezione aurea. Le Corbusier lo descriveva come “una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana, applicabile universalmente all’architettura e alle cose meccaniche”.
Il Modulor è diventato simbolo di una progettazione che spesso ignora la diversità degli utenti.

Superblocks o superilles
: blocchi di nove isolati all’interno dei quali lo spazio della città viene tolto alle auto e restituito ai pedoni e ai ciclisti. L’idea delle “superilles” è piuttosto semplice da capire: la circolazione delle auto è permessa quasi esclusivamente lungo il perimetro del blocco di nove isolati, mentre all’interno la priorità è data ad altre forme di mobilità e agli spazi verdi pubblici. Lo schema di queste particolari isole urbane è un’idea di Salvador Rueda, urbanista e direttore dell’Agencia Ecologia Urbana de Barcelona.

Camminate esplorative
: una pratica e uno strumento metodologico utile ad analizzare la vita quotidiana sulla base dell’osservazione, dell’esperienza diretta e della partecipazione delle persone coinvolte, integrando le diverse voci rilevanti per la costruzione dello spazio urbano. Le passeggiate sono percorsi urbani compiuti dagli interessati, insieme a tecnici e amministratori pubblici, che permettono di verificare in loco gli elementi che possono migliorare la percezione di sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici (illuminazione, arredo urbano, accessibilità, alberi e verde urbano, ecc.), nonché di visualizzare e incoraggiare altri tipi di
pianificazione, progettazione, manutenzione e ristrutturazione degli spazi pubblici che tengano conto delle esigenze delle donne.

Sitografia

Fem dissabte a la Plaça d’en Baró!. Equal Saree (link)
Superblocks: the strategy that will change cities forever. Urbanteo (link)
La rivoluzione urbanistica di Barcellona. Il Post (link)
Jornada ciudad jugable. Ajuntament de Barcelona (link)

 

 

Dettaglio di una macchina da scrivere Olivetti d’epoca, fotografata su sfondo bianco.

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