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Inside Digital Twin: Come valorizzare i dati di ieri e di oggi

DVArea · 13 Novembre 2025

Negli ultimi anni il concetto di Digital Twin è entrato con forza nel lessico della digitalizzazione delle costruzioni, diventando una delle parole chiave più citate nei contesti di innovazione legati al ciclo di vita di immobili e infrastrutture. Tuttavia, la sua applicazione concreta nel mercato italiano resta spesso limitata a progetti pilota o a casi isolati, in parte a causa di un fraintendimento di fondo: l’idea che il Digital Twin sia un traguardo accessibile solo attraverso modelli BIM completi e perfettamente strutturati.
Questa visione, per quanto teoricamente corretta in senso ideale, rischia di allontanare molte organizzazioni da un percorso di digitalizzazione progressivo e realmente sostenibile, sia in termini economici che organizzativi. In realtà, un Digital Twin efficace può e deve nascere anche da ciò che già esiste: archivi CAD, tavole PDF, rilievi laser scanner e fotografici, database gestionali e manutentivi,  sensori e informazioni operative in genere. L’obiettivo è trasformare il patrimonio informativo, anche se frammentato e disomogeneo, in un sistema coerente e interoperabile, capace di evolvere nel tempo verso la modellazione informativa completa.

Oltre il mito del Digital Twin “solo BIM”

L’equivoco più diffuso consiste nel considerare il Digital Twin come una replica tridimensionale di un bene fisico. In realtà, il modello tridimensionale è solo uno dei tanti layer informativi che compongono il gemello digitale.
Ciò che lo caratterizza veramente è la connessione dinamica tra dati digitali e asset reali, un sistema in grado di integrare fonti eterogenee e di aggiornarsi nel tempo. Questo significa che il valore del Digital Twin non risiede nel possedere un modello perfettamente virtualizzato, ma nel disporre di dati affidabili, correlati e fruibili, in un contesto di immediata comprensione spaziale per decisioni operative e strategiche.

Nel contesto italiano, dove il patrimonio immobiliare e infrastrutturale è spesso ampio, complesso e stratificato nel tempo, la costruzione di un gemello digitale deve tener conto della realtà: raramente si dispone di modelli BIM aggiornati o di database coerenti. La vera sfida è quindi creare continuità informativa partendo dal disordine, stabilendo standard di riferimento che consentano di integrare progressivamente le diverse fonti.

Digital twin ed elementi chiave

Valorizzare ciò che già esiste

La maggior parte delle organizzazioni possiede già una mole significativa di informazioni, spesso sottoutilizzate: tavole DWG o PDF, documenti di manutenzione, planimetrie, rilievi, foto, registri patrimoniali, dati di sensori o di sistemi gestionali.
L’approccio più efficace non è inseguire una prospettiva completamente BIM Oriented o ancor meno cercare soluzioni più evolute ma sempre disgregate tra loro (sistemi separati, software o piattaforme diversificati, soluzioni ad-hoc ma limitate ad un contesto specifico), ma mettere a sistema i dati esistenti, garantendo il più possibile coerenza, tracciabilità e interoperabilità in un ottica più Data-Lake Oriented.

Oggi le piattaforme digitali consentono di integrare e georeferenziare file di diversa natura, federandoli in un ambiente unico dove ogni elemento – che sia una planimetria, un layer fotografico o una nuvola di punti – diventa parte di un ecosistema informativo.
Questo approccio permette di iniziare a estrarne il valore immediato: gestione spaziale degli ambienti, tracciamento dei ticket manutentivi, associazione di dati tecnici o documentali degli asset, visualizzazione contestuale delle informazioni.

La digitalizzazione può quindi partire in modo pragmatico, senza attendere la creazione di un modello BIM completo, ma costruendo le fondamenta per arrivarci sin da subito e traguardando la medesima prospettiva di accentramento, standardizzazione e fruizione. Il Digital Twin deve essere considerato come l’orchestratore dei dati di ieri e di oggi. Che finalmente trovano un “luogo” di incontro. Da archiviati e dimenticati, a funzionali e contestualizzati. Estraendone il valore reale per oggi e predittivo per domani.

Processo di standardizzazione e interoperabilità

Standardizzazione e interoperabilità: il vero nucleo del Digital Twin

Ogni Digital Twin efficace si basa su un principio cardine: la standardizzazione dei dati.
Senza un linguaggio comune e criteri condivisi di classificazione, qualsiasi tentativo di integrazione rischia di degenerare in un nuovo silo informativo. Definire gli Information Requirements (OIR, PIR, AIR) diventa quindi un passo essenziale non solo nei processi BIM, ma anche in ogni percorso di digitalizzazione graduale.

Stabilire a monte le regole di struttura, naming, codifica e formato consente di rendere interoperabili le informazioni, indipendentemente dalla loro natura, livello di maturità o software/piattaforma di provenienza.
In questo senso, la creazione di un capitolato informativo e di specifiche tecniche coerenti anche per le fasi di raccolta dati tradizionali (rilievi, archivi, documentazione tecnica) è un investimento strategico: permette di mantenere omogeneità e integrabilità lungo l’intero ciclo di vita dell’asset.

Dal dato eterogeneo al modello integrato

L’integrazione progressiva dei dati è un processo che deve tenere conto di un fattore spesso sottovalutato: il tempo.
All’inizio, infatti, il patrimonio informativo disponibile sarà inevitabilmente disomogeneo. Alcune parti potranno essere già modellate in BIM, altre esisteranno solo in formato 2D o cartaceo.
Il compito del processo di digitalizzazione è federare questi strati informativi all’interno di una piattaforma unificata, in modo da consentirne la lettura, la correlazione e l’arricchimento nel tempo.

Questo approccio a layering informativo consente di costruire un sistema che evolve gradualmente:

  • si parte da rappresentazioni semplici (tavole o schede asset);
  • si aggiungono layer più evoluti (rilievi laser scanner, mesh, modelli parziali);
  • si integrano successivamente dati gestionali e sensori IoT;
  • si arriva infine a modelli AIM (Asset Information Model) completi e interoperabili.

L’importante è che ogni step sia coerente con il precedente, in un ottica di preservazione  di un’unica logica di gestione dei dati, anche ai fini dell’impiego di un’unica piattaforma di accentramento e gestione per i numerosi aspetti operativi che li riguardano.

Quartiere Mosaico urbano, Pordenone - Concorso d’idee

Il valore del Digital Twin come ecosistema vivo

Un Digital Twin non è mai “finito”: è un sistema vivo, che cresce e si aggiorna con l’evoluzione dell’asset fisico. L’integrazione dei dati provenienti dal campo – dai sensori IoT, dai sistemi di monitoraggio o dagli interventi manutentivi – consente di trasformare il gemello digitale da semplice archivio a strumento operativo e anche predittivo.

La raccolta e la storicizzazione delle informazioni aprono la strada a nuove possibilità:

  • analisi predittive per ottimizzare la manutenzione e ridurre i guasti;
  • valutazioni comparative tra performance reali e attese;
  • monitoraggio continuo dello stato dell’asset;
  • supporto alle decisioni di investimento grazie a una conoscenza più precisa del ciclo di vita.

La capacità di contestualizzare i dati in un riferimento spaziale e geometrico, tipico del Digital Twin, permette inoltre di superare le tradizionali barriere tra i sistemi gestionali, creando una rappresentazione unica, accessibile e condivisa.


Un percorso graduale e sostenibile

La digitalizzazione del patrimonio costruito non può, dunque, essere affrontata come un salto tecnologico improvviso, ma come un percorso di maturazione digitale, sviluppato ad-hoc attraverso una comprensione capillare delle condizioni e degli obbiettivi al contorno.
L’obiettivo non è produrre modelli perfetti, ma costruire un sistema in grado di crescere senza soluzione di continuità, all’interno e assieme al contesto che deve servire. 

In questa prospettiva, anche un modello “semplificato” o un database organizzato rappresentano passi significativi verso un Digital Twin maturo. Ogni fase di implementazione inoltre deve essere accompagnata da processi di validazione e controllo, per garantire l’affidabilità dei dati acquisiti e mantenere coerenza rispetto agli standard definiti. Solo così il sistema potrà evolvere in modo controllato, senza dispersioni o sovrapposizioni di informazioni.


Dalla gestione dei singoli asset alla visione integrata

Un altro aspetto cruciale del Digital Twin riguarda la federazione dei dati su scala multi-asset.
Nelle realtà complesse, come reti infrastrutturali o patrimoni immobiliari diffusi, la capacità di aggregare informazioni provenienti da sedi diverse o da tipologie differenti di asset consente una gestione centralizzata e comparativa, fondamentale per ottimizzare risorse, priorità e strategie di manutenzione.

La contestualizzazione geografica tramite ambienti GIS, integrata con dati tecnici e documentali, apre inoltre la possibilità di una visione territoriale del patrimonio gestito, estendendo il concetto di Digital Twin a una scala urbana o infrastrutturale più ampia.


Conclusioni: costruire valore nel tempo partendo da oggi

Nel mercato italiano la diffusione dei Digital Twin è ancora in una fase di consolidamento. Tuttavia, il potenziale di questa tecnologia è enorme, soprattutto se affrontato con un approccio realistico e progressivo.

Non serve attendere la “condizione ideale” per iniziare: serve piuttosto una strategia di integrazione e standardizzazione, che inneschi la produttività dell’investimento attraverso la valorizzazione delle informazioni già disponibili e crei un processo di aggregazione comune tra i diversi tipi di input.

Ancora una volta, come ci siamo ostinati a ripeterlo per li Building Information Modelling, il Digital Twin non è una mera applicazione di una soluzione software, ma una metodologia, se vogliamo ancor più complessa, che abbraccia numerosi ambiti e necessita di una strategia ancor più ampia e di una conoscenza capillare per poter essere messa in campo con successo.
È la capacità di trasformare dati disordinati in conoscenza strutturata, e conoscenza strutturata in valore operativo.

Attraverso la costruzione di ecosistemi digitali coerenti, aperti e interoperabili, è possibile garantire una gestione più consapevole, efficiente, controllabile e quindi sostenibile degli asset nel tempo.
Un obiettivo che non richiede necessariamente modelli BIM complessi, ma una visione chiara: riunire nel tempo, sotto la stessa piattaforma, tutti i dati che descrivono la realtà.

Solo così il Digital Twin può diventare non un concetto futuristico, ma una concreta opportunità per il presente.

 

Alvise Verì
Architect | BIM Manager & Chief Consultant Bimfactory

 

Dettaglio di una macchina da scrivere Olivetti d’epoca, fotografata su sfondo bianco.

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