Fotografia di Tanya Dabellani, General Manager & CFO DVArea nella sede principale di Brescia. Sullo sfondo un'ampia vetrata si affaccia il monte Maddalena
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Verso la certificazione B Corp: progettare generando un impatto misurabile, trasparente e riconosciuto

DVArea · 27 Ottobre 2025

Quali sono le motivazioni che spingono una società a diventare benefit? Come si traduce questo impegno in azioni concrete e in che modo si armonizza con l’esigenza di conseguire solidi risultati economico-finanziari?

Dopo avervi presentato le attività del nostro ufficio gare, approfondiamo con Tanya Dabellani, General Manager e CFO di DVArea, il percorso che ha portato la società a intraprendere il percorso per diventare B Corp e a depositare il primo bilancio consolidato.

 

Ciao Tanya. Ci racconti qual è stato il percorso personale e professionale che ti ha portata a questo ruolo?

Provengo dal mondo AEC e, prima di entrare in DVArea, ho maturato un’esperienza significativa in impresa, dove ho potuto comprendere a fondo la gestione del processo di commessa: dalla negoziazione contrattuale alla pianificazione economica, dal monitoraggio dell’avanzamento lavori fino alla chiusura amministrativa e alla valutazione dei risultati.
Questa esperienza mi ha permesso di portare in DVArea una visione operativa e concreta della gestione economica dei progetti, integrando la prospettiva finanziaria con quella tecnico-produttiva, un aspetto essenziale in un gruppo che fa dell’integrazione tra discipline il proprio punto di forza.

Sono stata chiamata in DVArea all’inizio del 2021 dai soci, in un momento che tutti avevano riconosciuto come decisivo: l’anno in cui il DVA doveva compiere il salto da studio professionale a realtà organizzata e strutturata, capace di consolidarsi come azienda di riferimento nella progettazione integrata. È stata una scelta lungimirante da parte del board, che ha sempre avuto la visione e il coraggio di guidare i passaggi evolutivi dell’organizzazione.

Sono entrata come CFO con l’obiettivo di pianificare e gestire le attività finanziarie e di costruire un sistema di controllo di gestione adeguato alle ambizioni di crescita. Il 2021 è stato anche l’anno della nascita di DVS e DVMEP, due società che hanno esteso la filiera interna del gruppo e segnato il primo passo verso una vera struttura industriale.

Con il tempo, il mio ruolo si è ampliato fino a diventare quello di General Manager e CFO del gruppo DVArea. Oggi coordino la parte economico-finanziaria e gestionale, ma anche i processi organizzativi e strategici, con l’obiettivo di garantire coerenza, solidità e visione unitaria tra le diverse società.

 

Come General Manager e CFO, sei stata in prima linea nel processo che ha portato l’azienda a diventare Società Benefit. Quali motivazioni hanno guidato questa scelta e quali cambiamenti concreti ha comportato nel vostro modo di fare impresa?

Costituire la holding del gruppo come Società Benefit non è stato un passaggio solo formale, ma un modo per dare struttura e continuità a un percorso che era già parte della nostra cultura. Per DVArea significa integrare il profitto con un impegno concreto verso la sostenibilità e il bene comune, orientando tutte le scelte operative e strategiche a generare valore economico, ambientale e sociale.

L’essere Benefit ha comportato innanzitutto l’inserimento di obiettivi di impatto misurabili nei processi di pianificazione e controllo, affiancandoli ai risultati economici e produttivi. Ogni anno redigiamo una Relazione d’Impatto basata sul modello “Buona Impresa” della Fondazione Buon Lavoro, che valuta cinque aree: governance, creazione di valore attraverso prodotto, lavoro, valore economico e sostenibilità. L’analisi coinvolge oltre duecento stakeholder – collaboratori, soci, clienti e fornitori – secondo gli standard internazionali GRI, garantendo un confronto trasparente e partecipato.

Dal 2024 tutte le società del gruppo sono anche presenti su Ecomate, la piattaforma che consente di gestire e rendicontare le performance ESG in modo pubblico e tracciabile lungo l’intera filiera. A questo si affianca un impegno interno costante: programmi di coaching, iniziative per il benessere lavorativo, progetti culturali e sociali, fino all’ottenimento nel 2025 della certificazione UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere e del Rating di Legalità.

In sintesi, essere Benefit ha rafforzato la nostra capacità di misurare, gestire e migliorare l’impatto che generiamo. Ha reso più consapevole ogni parte dell’organizzazione, spingendoci a unire risultati economici e valore sociale in un’unica strategia di crescita sostenibile.

 

La Direzione di DVArea tra momenti di confronto e collaborazione

 

DVArea ha recentemente intrapreso il percorso verso la certificazione B Corp: cosa significa per l’azienda e quali passi state già compiendo in questa direzione?

In un contesto in cui la responsabilità ambientale e sociale rischia spesso di diventare un esercizio di immagine, per noi l’obiettivo non è dichiararla, ma praticarla ogni giorno. Crediamo che la differenza stia nei fatti, non nelle etichette: è sostenibile chi misura i propri impatti, li rende trasparenti e accetta di essere valutato da soggetti indipendenti.

Per questo abbiamo scelto di intraprendere il percorso verso la certificazione B Corp. Non è un traguardo simbolico, ma un modo per sottoporci a una verifica terza, rigorosa e continuativa, che ci aiuti a misurare ciò che davvero conta: l’efficacia delle nostre azioni, la coerenza dei processi e la capacità di generare valore reale per chi lavora con noi e per i territori in cui operiamo.

La sfida non è “dirsi sostenibili”, ma dimostrare che il nostro modello industriale regge anche alla prova dei fatti: che ogni scelta economica, gestionale e progettuale risponde a criteri di qualità, impatto e responsabilità misurabili.

 

Inclusione, responsabilità, attenzione alle persone sono alcuni dei temi ricorrenti presenti nella Relazione d’Impatto: in che modo questi valori si riflettono nella governance e nella cultura aziendale?

Questi valori sono alla base della nostra governance e ne definiscono la direzione. Sono tradotti in policy e strumenti concreti: la Carta dei Valori condivisa da tutto il team, la Policy ESG che integra obiettivi ambientali, sociali e di governance nelle decisioni del CdA, e la Policy Anticorruzione, che garantisce trasparenza e integrità in ogni rapporto.

Il sistema è presidiato dal Comitato ESG, che monitora gli obiettivi di impatto, la parità di genere, il benessere e l’etica aziendale. Questa struttura rende i principi di inclusione e responsabilità parte integrante dei processi, non dichiarazioni di principio.

Nella cultura aziendale questi valori si traducono in partecipazione e azioni concrete: sosteniamo iniziative come la Race for the Cure, il Brescia Pride, progetti con persone con disabilità per l’abbattimento delle barriere architettoniche, la Scuola di Architettura per ragazzi e collaborazioni con Emergency. Sono gesti che raccontano il nostro modo di intendere l’impresa: un luogo dove crescita economica e crescita sociale camminano insieme.

 

Parlando di valori aziendali, rappresenti un esempio importante di leadership femminile in un ruolo che tradizionalmente vede poche donne. Dal tuo punto di vista come può un’azienda promuovere attivamente l’inclusione e la parità di genere non solo nelle posizioni junior? Quali politiche aziendali in tal senso sono prioritarie?

Credo che la vera inclusione si misuri nella qualità delle opportunità e non nei numeri. Per promuovere la parità di genere anche nei ruoli di vertice serve creare condizioni che consentano alle persone di esprimere competenza e responsabilità senza rinunciare ad altre dimensioni della vita. La parità non si raggiunge con le quote, ma con politiche organizzative concrete e misurabili: percorsi di crescita basati sul merito, equità retributiva, flessibilità e fiducia.

In DVArea questo approccio ha permesso una leadership condivisa al femminile. Tre dei ruoli chiave del gruppo sono oggi ricoperti da donne con le quali condivido quotidianamente responsabilità e visione. È un esempio concreto di come la collaborazione e la fiducia reciproca, tratti che considero tipicamente femminili, possano diventare leve di forza organizzativa. Lavorare insieme, sostenendoci a vicenda, ci permette di affrontare le sfide di un ruolo di guida, mantenendo sempre uno sguardo attento alle persone e alla qualità delle relazioni.

Sono consapevole che, purtroppo, ancora troppe donne si trovano costrette a scegliere tra carriera e famiglia. Per cambiare davvero questa dinamica è necessario che, accanto alle imprese, anche le istituzioni facciano la propria parte, garantendo servizi e infrastrutture sociali che permettano a uomini e donne di condividere equamente tempi e carichi di cura. L’obiettivo è arrivare a un contesto in cui non si debba più parlare di leadership femminile, ma semplicemente di leadership.

 

Da CFO hai uno sguardo privilegiato sui numeri: come si integra la dimensione economico-finanziaria con quella sociale e ambientale?

La dimensione economico-finanziaria è il punto di partenza per garantire solidità e continuità, ma in DVArea non è mai stata disgiunta da quella sociale e ambientale. Oggi gestire i numeri significa anche misurare l’impatto delle scelte, integrare indicatori economici con quelli ESG e trasformare i dati in strumenti di consapevolezza. Il bilancio non è più solo un documento contabile, ma una lettura trasversale della nostra capacità di generare valore condiviso.

 

Il team amministrazione di DVArea che lavora insieme davanti a un computer in un ambiente d’ufficio luminoso e moderno.

 

Quest’anno avete presentato il primo bilancio consolidato: che significato ha per l’azienda questo traguardo?

La presentazione del primo bilancio consolidato segna un passaggio importante in questa direzione: è il segno di una maturità organizzativa raggiunta e di una visione unitaria tra le diverse società del gruppo. Consolidare significa non solo sommare risultati economici, ma dare coerenza ai modelli gestionali, uniformare i processi di reporting e rafforzare la capacità di pianificazione strategica.

Il deposito del bilancio consolidato coincide con quello della Relazione d’Impatto: un segnale concreto di come per noi la dimensione economica e quella sociale procedano insieme. Rappresentano due facce dello stesso percorso: misurare la performance complessiva del gruppo, economica e valoriale, con la stessa trasparenza e lo stesso rigore.

 

Quali risultati vi rendono più orgogliosi e quali invece rappresentano sfide ancora aperte?

Guardando al percorso degli ultimi anni, il risultato che ci rende più orgogliosi è l’essere diventati una realtà industriale solida, con una visione integrata che unisce design, digital, consulting e investment. Abbiamo consolidato il perimetro societario, introdotto strumenti evoluti di pianificazione e controllo, e rafforzato una cultura aziendale fondata su collaborazione, responsabilità e impatto positivo.

Anche sul piano economico i risultati sono tangibili: nel triennio 2022-2024 il valore della produzione è cresciuto di quasi il 50%, con un progressivo incremento dell’utile e una gestione finanziaria stabile e sostenibile. Parallelamente abbiamo ampliato il portafoglio di progetti in settori strategici, dalla sanità alla logistica, fino al residenziale e al terziario avanzato, seguendo in molti casi la direzione lavori e l’intero processo di coordinamento tecnico. Tra i progetti di punta, interventi complessi che hanno richiesto un elevato grado di integrazione tra discipline, confermando DVArea come interlocutore unico per committenti pubblici e privati.

Siamo orgogliosi anche dei traguardi che uniscono performance economica e valore sociale: la costituzione della Società Benefit, il primo bilancio consolidato, la certificazione sulla parità di genere e l’avvio del percorso B Corp. Tutti segnali di una crescita che tiene insieme rigore industriale e responsabilità.

 

Guardando ai prossimi anni, come immagini l’evoluzione dell’azienda? Quali obiettivi vi siete posti?

Tra gli obiettivi futuri c’è il completamento del Modello Organizzativo 231 per rafforzare ulteriormente la governance e la trasparenza dei processi, l’apertura verso nuovi mercati esteri per esportare il nostro modello di progettazione integrata e sostenibile e il consolidamento di nuove linee di business ad alto contenuto tecnologico.

Tutto questo mantenendo un legame stretto con i collaboratori e un forte senso di appartenenza al gruppo, perché è da questa coesione che nasce la capacità di crescere in modo solido, innovativo e responsabile.

 

Dettaglio di una macchina da scrivere Olivetti d’epoca, fotografata su sfondo bianco.

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